Dr. Alessandro Fedi

Who is Dr. Fedi?

M.D., D.D.S., Specialist in Orthodontics and Gnatology,
M.S.Biomedical Writing, Ericksonian Psychotherapist

Dr Alessandro Fedi

Dr. Alessandro Fedi

M.D., D.D.S., Specialist in Orthodontics and Gnatology, M.S.Biomedical Writing, Ericksonian Psychotherapist

Curriculum vitae PDF

“Who is Dr.Fedi?” “Chi è il Dottor Fedi?”

 Intervista di Veronica Maffei

Dr Fedi, le sue specializzazioni e la sua attività delineano un eclettismo inconsueto per un dentista.

 Entusiasmo, energia,curiosità e tanto tanto studio senza nessuna paura dell’eclettismo.  Trovo un unico interesse deprimente e insufficiente   da solo a sviluppare una conoscenza piena e soddisfacente. A dir tutta la verità qualche dubbio o incertezza nel passato c’è stato.  Già, la mia adolescenza si è svolta in  un’epoca in cui o eri su una rigida via tracciata di studi  o eri considerato un ribelle al sistema. La conciliazione tra i due modi di essere, monodisciplinare applicato o multiforme e vario, era vissuta male e vista male: sembravi un po’ nè carne nè  pesce.  E un  carattere eclettico era addirittura percepito come pericoloso perchè non inquadrabile nettamente e immediatamente  in una società italiana ancora rigida , priva di libertà essenziali  che oggi appaiono scontate come il divorzio, l’obiezione di coscienza, la parità dei sessi e ….dei transessi, per non dire d’altro.


Società, famiglia e scuole hanno influito sul suo eclettismo?

Società e famiglia molto: fu su  una traccia obbligata che  io,   ragazzo eccellente negli studi e  intanto desideroso di divenire un   attore e  un musicista, con amici che sarebbero diventati attori  e registi famosi,  entrai invece, collocandomi tra i primi  in un concorso per quattromila posti, nella più antica e severa Scuola d’Italia : la Nunziatella di Napoli, una Scuola Militare d’eccellenza il cui motto era”Preparo alla vita e alle armi ” a significare che una Scuola siffatta forma non solo militari di carriera, ma anche professionisti e ingegni civili. Ne uscii  con  un diploma di maturità col massimo dei voti e un “Papiello” di congedo goliardico che indicava il mio amore per lo studio, la musica  e anche ……le belle ragazze .


E come decise  di studiare da medico?

Intrapresi il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia  a Firenze con una borsa di studio, ossia pagandomi tutto da me. Dopo  essermi classificato secondo assoluto al concorso per l’Accademia militare per ufficiali medici. Se lei mi chiede oggi perchè volessi diventare medico le rispondo con sicurezza : il movente mi venne dalla letteratura romantica e precisamente  quando vidi in televisione ” La cittadella ” uno sceneggiato televisivo tratto da “E le stelle stanno a guardare”un romanzo di Cronin (che poi lessi avidamente) in cui  un famoso e bravo  attore, Alberto Lupo , nelle vesti di un medico  vocato,   assisteva poveri minatori con dedizione e umanità. Il senso umanistico oltre che scientifico della missione di medico non mi ha mai abbandonato e tuttora anima il mio spirito di ricerca e di perfezionamento.


E poi conciliò gli studi con le sue passioni artistiche?

Direi di sì. Mi laureai nei tempi regolari, nonostante intervalli e pause per suonare  chitarra , pianoforte e armonica in piccole blues band e per viaggi culturali e frequentazioni di mostre d’arte, concerti e teatri.


E come mai iniziò la sua carriera specializzandosi in Odontoiatria?

 Il destino talora  è strano, e ti fa percorrere sentieri  lì per lì astrusi per portarti ad essere  quel che vuoi essere. Non me  lo sarei aspettato neanch’io durante il corso di laurea in medicina di scegliere alla fine  l’odontoiatria.  Successe che mi trovai a considerare che nei confronti della morte aveva maturato un atteggiamento troppo filosofico e acquiescente. Secondo il mio giudizio di allora poco battagliero verso un   evento che consideravo in fondo obbligato e quindi finii per giudicarmi, mi sentivo  poco adatto ad essere un medico che agisce sulla frontiera della vita e della morte.  Il Don Juan  di Castaneda, la filosofia taoista, lo studio delle religioni e del buddismo mi avevano ben convinto che vita e morte sono indissolubilmente legati nel nostro destino. Mi era diventato difficile scegliere una specializzazione : in quei  momenti di riflessione sul mio futuro di medico  mi sembrò che combattere il dolore e l’invalidità nel campo odontoiatrico fosse comunque molto  importante.  Ispirato anche dal fatto che avrei potuto esercitare piacevolmente  il  senso estetico che mi proveniva dall’animo artistico, decisi che sarei diventato un medico odontoiatra attento alla bellezza oltre che alla funzione ed estremamente scrupoloso nel non far soffrire mai nessuno. Insomma, un benevolo  creatore di sorrisi come opere d’arte. Quando racconto, come sto facendo adesso,  quei giorni di tormento decisionale non posso fare a meno  di citare il pianto afflitto di mia  madre, che aveva evidentemente un’opinione dei dentisti piuttosto scadente. Mi disse testualmente: “Ah, che peccato! speravo diventassi almeno un cardiologo!“ Le risposi.  “Sarò non solo un bravo dentista ma anche, sempre e soprattutto un medico umanista”.


Il suo curriculum studi sembra coerente con quel manifesto d’intenti : specializzazioni in odontostomatologia e in ortodonzia e gnatologia col massimo dei voti, perfezionamenti universitari e corsi privati all’estero e in Italia ma anche un Master in giornalismo per le scienze biomediche e una Specializzazione  in Psicoterapia Ericksoniana . Ho letto dei suoi studi e relazioni sulla realizzazione di uno studio odontoiatrico “umanizzato”.

 Sì, credo di aver anticipato di diversi anni studi  moderni recenti sulla necessità di implementare l’umanizzazione dei comportamenti dei medici e su come un corretto design degli ambienti odontoiatrici possa favorire la compliance dei pazienti alle cure.  Ho concepito infatti e realizzato 15 anni fa  il mio Studio di Firenze come un Centro di benessere dentale e posturale. Gli ambienti così progettati forniscono una sinestesia positiva di sensazioni acquietanti: con luci di colore variabile a seconda dei momenti provenienti da soffitti transilluminati, musica e  proiezioni su schermi posti davanti alle poltrone super comode ed avvolgenti, strumentazione raccolta e nascosta alla vista del paziente invece che    posta minacciosamente in vista  frontale fondando così una nuova ergonomia relazionale ( per approfondimenti       www.odontoclinic.it/ergonomia_odontoiatrica.htm  N del R) ) : l’ambiente  dello  studio odontoiatrico integralmente centrato sulla persona utente invece che sul dentista e che comunica da solo, alogicamente, valori positivi. Quindi privilegiando la via inconscia a quella chiacchierona-cognitiva , come la chiamo io, che non convince davvero tutti ad abbandonare paura e fobie. Viene fortemente favorito uno stato naturale di rilassamento profondo che con poco o nessuno sforzo aggiuntivo può arrivare ad una meravigliosa trance ipnotica durante le cure dentistiche.


Leggendo il suo curriculum viene da domandarsi: ma lei non fa solo il dentista normale?

 Nel  mio Studio si praticano tutte le ordinarie specialità odontoiatriche, grazie ad un team aggiornato e sempre in movimento dinamico: c’è chi parte per corsi all’estero, chi torna , chi si trasferisce, chi è con me da un decennio e più.

Ma è certo che io sia profondamente   appassionato e studioso delle relazioni tra le mie   specializzazioni accademiche e quelle comunque proprie della mia laurea in medicina: ho integrato quindi  nella mia pratica clinica  e  acquisito tecniche in ponte  tra  la gnatologia  e la postura complessiva del corpo  curando quindi non solo gli aspetti squisitamente odontoiatrici, ma anche tutti i collegati come  cefalee, disordini mandibolari e craniali, fino a mal di schiena e disarmonie della dinamica corporea. Disturbi così frequenti quanto  sottostimati  all’origine  di dolori osteoartromuscolari. La mia metodica  è molto semplice e efficace e fa anche a meno di complicati esami con macchinari troppo complessi. Dispongo invece di una sala per manovre di medicina manuale in ipnosi e di una sala per fisioterapia eminentemente gnatologico-posturale.


 Non le sarà facile spiegarlo in due parole , ma essenzialmente su cosa si basa il suo approccio?

Si basa sull’osservazione e sulla risposta concreta che dà il paziente   immediatamente e che viene confermata nei giorni successivi,  di trend test di facile e veloce esecuzione. É quindi economica, rapida e subito soddisfacente e chiara anche per il paziente.  Ogni mio paziente viene da me messo in condizione di essere successivamente il più autonomo possibile da troppe  ulteriori  sedute. Non mi piace  creare dipendenza obbligatoria dagli interventi terapeutici diretti. Gli studi di psicoterapia  ericksoniana hanno ulteriormente arricchito le possibilità di intervento positivo integrando lo spettro delle possibilità di terapie   somatiche con quelle psichiche. L’unità corpo mente è per me scontata e fuori discussione. E le più moderne acquisizioni delle neuroscienze ci testimoniano ulteriormente come, così agendo, si possano raggiungere l’obiettivo di “centrarsi”  nei  denti e nelle mascelle,  nella postura globale  e  nella mente sinergicamente.


Si tratta di un approccio psicosomatico all’odontoiatria?

Sì, se vuole definirlo così va già bene. Cerco di essere rispettoso della totalità dell’essere umano così come preannunciato dalla definizione di postura che avevo formulato già in là nel tempo.  E trattando i pazienti considerandoli un tutto integrato di corpo, mente e….. denti,  mi sforzo di abbinare tutte le competenze dentistiche “riduzioniste” sulla patologia primaria di denti, gengive  e articolazioni temporomandibolari con la totalità “olistica”  dell’essere umano, una visione della persona  come corpomente inscindibile  dal suo contesto socioambientale .


Quanto hanno influito gli studi specialistici da psicoterapeuta?

Gli studi psicologici hanno permesso   il completamento e la miglior definizione di quanto già praticavo abbinando un intuito partecipativo  alle dinamiche del paziente con la ottimale  pratica  tecnico dentistica. Ho infine realizzato quanto mi sono imposto all’inizio della carriera professionale:  aiutare i pazienti a 360 gradi e al di là delle pur rispettabilii etichette di monospecializzazione o , come succede oggi anche nella sanità,  di paraventi di mode o peggio  brand commerciali. Sono felice perché cerco e trovo riscontri nella  testimonianza dei pazienti , che vengono regolarmente seguiti con questionari di auto valutazione compilati e firmati ad ogni incontro. Nonché nei Colleghi durante e dopo  le mie comunicazioni a Congressi sul tema della odontoiatria umanizzata, che rispetta il paziente e gli evita paura, fobie e stress odontoiatrico correlato.


Ci dica anche dell’estetica,  dell’arte nel creare sorrisi bellissimi.

 La conoscenza e la pratica di studi psicoterapeutici ha comportato un ulteriore progresso anche nell’altra mia grande passione :  gratificare l’immagine del sé  dei pazienti con una degna estetica del sorriso, conforme alle singole aspettative, anche le più elevate e legittimamente perfezionistiche. Le implicazioni psicologiche sulla progettazione e realizzazione di un sorriso sono ben al di là dei tecnicismi del manufatto, per quanto indubbiamente questi ultimi siano importanti, quasi  una premessa obbligata. Certamente alla base ci deve essere la capacità tecnica di realizzare ceramiche che imitino i denti naturali in modo perfetto. Ma integrare la dimensione “sorriso” coi suoi aspetti gnatologici, posturali e psicologici è un’altra cosa. Pensi solo alla differenza psicologica che può scaturire dalla scelta e la realizzazione di  un colore delle ceramiche poco, mediamente o molto chiaro. O un canino più appuntito o più arrotondato. O, per fare un altro esempio, incisivi centrali  più  o meno rappresentati in dimensioni e quindi  di importanza centrale nel sorriso. E tante, tante altre cose che rientrano  in riscontri oggettivi che deve fare il medico, ma anche  in esigenze soggettive che il medico deve intercettare e soddisfare.


E questa eccellente estetica come si coniuga con la sua gnatologia e una postura corretta?

Abbinandole insieme, quando è richiesto, si può arrivare  al  massimo risultato per entrambe le esigenze: una correttezza gnatologica e posturale  espleta la miglior funzione e la miglior estetica . Viso e sorriso si armonizzano al meglio: il tono e il volume delle labbra che si possono acquisire disponendo i denti su una giusta dimensione occlusale e su una più ampia forma d’arcata ringiovaniscono l’espressione insieme con l’attenuazione se non la scomparsa dei solchi naso genieni e in generale delle rughe della metà inferiore del viso. E il miglior drenaggio linfatico e venoso dovuto ad una più fisiologica funzione neuromuscolare attenua anche gli edemi sottopalpebrali che causano le inestetiche occhiaie. Ovviamente  una collaterale corretta alimentazione ed idratazione porterà ulteriore vantaggio: si può ringiovanire veramente di dieci-quindici anni nel viso senza interventi di nessun tipo.


Quindi un ringiovanimento in piena salute generale e senza più obblighi ripetitivi di filler, botulini o addirittura chirurgia.

 Sì, il loro uso può essere abolito o ridotto al minimo, destinato solo  alla parte superiore del viso.


Concludo, glielo prometto. Ma mi dica  ancora se se dopo quasi quarant’anni suonati di professione  riesce ancora a dedicare  spazio ai suoi numerosi interessi ed hobbies. 

Non ho mai vissuto una separazione tra i miei vari interessi in tutta la mia vita e non la vedo nel mio futuro.  Non soffro della tipica nevrosi da conflitto tra lavoro e vita privata. Sono un testimone del concetto del lavoro piacevole  e vissuto con passione che così sfugge ad ogni accezione negativa ed è un hobby come gli altri.

Sono  padre di quattro figli e mi dedico a loro e a mia moglie con amore. Così come continuo a suonare strumenti musicali, leggere e frequentare arte e praticare attività fisica.  Mi è utile anche questo oltre che piacevole. Tutto quel che so e che posso fare mi è parimenti indispensabile per  affinare il mio compito . La cultura è una e vi attingo tutto quel che posso per rendere felici e soddisfatte le persone che si rivolgono a me per risolvere problemi. Non verrei nemmeno  più nel mio  Studio a riceverle se non fossi certo di poter fare  il possibile  per superare me stesso nell’accoglierle  e dare loro tutto quello che so e  che sento di poter dare.